Battigelli Riccardo

Riccardo Battigelli nasce a Firenze nel 1933 da una famiglia di Architetti di origine Triestina Negli anni’50

 

Studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e alla Facoltà di Architettura di Firenze.

 

E’ stato allievo di G. Morandi e P. Mandelli per la pittura, di G. Michelucci per l’Architettura.

 

Dal 1950 al 1967 ha prodotto ed esposto dipinti e disegni in Italia, Europa e Stati Uniti.

 

Sue opere di quel periodo sono in numerose Collezioni Private e Pubbliche.

 

Ha eseguito anche lavori di scenografia, scultura, design, architettura e restauro, in Europa e nel Nord Africa.

 

Verso la fine degli anni ’60, in seguito a dolorosi eventi familiari, afflitto per annullamento del matrimonio, angosciato per la dura separazione dai figli, è costretto a chiudere lo studio di Bologna.

 

Sospende ogni attività artistica per oltre trent’anni.

 

Dopo un periodo di lavoro negli Stati Uniti, agli inizi del 1970 si ritira in Toscana dove si dedica a studi sull’ecologia, l’agricoltura, l’allevamento e addestramento di cavalli finalizzati a scopi di escursionismo e didattica per la conoscenza della natura, del territorio e di se stessi tramite il Cavallo.

 

Nel 2003, ceduto il Ranch al figlio Daniele, avuto nel secondo matrimonio, dopo la lunghissima assenza dalla attività di pittore, torna a dedicarsi a pieno titolo all’Arte.

 

La Pittura di quest’ultimo periodo vuole essere un messaggio umile, ma intenso, che cerca di effondere la importanza delle emozioni derivanti dalla visione reale e quindi emozionale della natura e delle cose.

 

E’ una pittura che cerca di porre le sue radici nell’umanesimo.

 

Si contrasta con quella contemporaneità concettuale e informale che spesso si avvale della casualità tecnologica di effetti bizzarri; nega l’importanza dell’emozionalità di sentimenti propri dell’arte libera da “ismi” imposti e della libera creatività di esprimersi nell’eterno pensiero umanista.

 

Si avvale dell’intramontabile valore del disegno, del pennello e di strumenti consimili, ubbidienti al pensiero e alle emozioni dell’artista.

 

Paesaggi, Brani di Natura, Oggetti, Animali, Figure e Immagini Sacre, diventano pretesti di soggetti contemplati; causa di contenuti scardinati dalla realtà apparente e oggettiva ma convertiti, invece, nella sensazione emotiva della visione.

 

A chi guarda uno di questi dipinti, spesso è trasmesso, un “ messaggio trascendente che a lui riesce ad arrivare attraverso la sua stessa sensibilità percettiva

 

A volte sono immagini d’oggetti o luoghi che potrebbero non più essere in quel modo nell’ esistere futuro di quella natura che è il trionfo del Creato, elargita per l’umano beneficio.

 

La TOSCANA (come in infiniti altri Luoghi) racchiude in se, da sempre, la magnificenza di tanto incanto, ma il succedersi inesorabile degli umani eventi produce aspri mutamenti allo splendore del suo Paesaggio. - Quei dipinti, potrebbero divenire ”memorie”, punti fermi della mutazione o sparizione della coscienza di un Luogo, di un Albero, di un Oggetto: culto o memoria di generazioni che vi svolsero le loro umane attività.

 

Spesso sono anamnesi, cioè reminiscenze di una esistenza del passato e testimonianze di percorsi di vita di chi ha preceduto il futuro……..

 

I soggetti dipinti sono ridotti alle strutture essenziali ma percepiscono le emozioni dell’insieme e sono sempre percorsi da un respiro infinito che ne fa percepire ogni dettaglio non detto.

 

Nei Paesaggi le forme viventi di uomini o animali sono quasi sempre assenti, ma solo in apparenza. Nei silenzi assolati o nel riverbero di nubi di tempesta o nelle cromie di un giorno che muore ci fa percepire il faticoso agire dei viventi: di chi abita o ha vissuto su quei colli, lavorato nei boschi, nei vigneti e negli oliveti o ha arato i campi, o pascolato sulle spoglie colline; silenti le macchine, le voci e i muggiti nelle campagne.

 

L’artista sceglie la difficile via dell’interiorità: essenza come metafora della morte per esaltare il rispetto e l’importanza per tutto ciò che ha vita.

 

Ci sono opere che rappresentano i suoi ricordi di vita vissuta con mandrie e cavalli.

 

Vi si possono percepire lo scalpitio di zoccoli, i muggiti o il sibilo delle tempeste o il contesto degli eventi dei cowboy, ma sono come ovattati nelle brume di un tempo lontano.

 

Ormai rivivono solo nelle nostalgiche emozioni della memoria.

 

Durante tutto l’arco della sua attività artistica si è spesso dedicato ad opere di religiosità Cristiana. Ha progettato luoghi di culto, eseguito sculture e dipinti.

 

Le sue Immagini Sacre si inseriscono in punta dei piedi nel contesto della spiritualità Cattolica.

 

In alcune Crocifissioni ha usato un umile materiale di recupero come il filo di ferro e gli fa assumere attraverso una forma di segnica spaziale, l’espressività spirituale del dramma glorioso del supplizio di Cristo, liberando l’immagine dalla materialità corporea restituendo la sublimazione della trascendenza del mistero della Trinità.

 

Nel rispetto del retaggio del suo maestro Giorgio Morandi, l’artista non si sottrae al fascino delle Nature Morte.

 

Le ama comporre e l’alterna ai paesaggi. Sono pause di riflessione su materie, forme, memorie e significati diversi.

 

Attraverso umili oggetti fa emergere testimonianze e gesti di vita di coloro che li usarono.

 

Quelle pitture ricche di molteplici tecniche, diventano un intimo diario pieno di motivi sentimentali diversi pur se immessi nella coerente e armonica unità del suo mondo spirituale.

 

Ma il pretesto s'oggettuale rivela anche un senso di indifferenza; barattoli e bottiglie case, colline o alberi o fiori o figure si manifestano, nel suo ultimo percorso, come la forma pura che va a impadronirsi di uno spazio interiore.

 

E’ la sostanza dell’essere che diviene immagine.

 

I colori subiscono variazioni d’impasti mutevoli; diventano i protagonisti di un linguaggio che si adatta ai singoli casi o sentimenti o momenti.

 

Diventano la forma. Eludono il disegno o lo esaltano.

 

Anzi, è “il senso” della forma che diventa il protagonista dell’immagine: come figura “sacra” che parla di dolore e di rinascita.

 

Questi sono i valori della totale attualità dell’arte di Battigelli.

 

Compie il suo lungo percorso da Corot a Cezanne che sono i maestri moderni da lui più amati e riconosciuti.

 

Ha sempre agito rispettando tutti, ma biasima i tanti “sistemi o mode di passaggio” che finiscono per umiliare i valori della tradizione dell’arte.

 

Egli pensa che possano degradare l’arte della eticità dei valori dell’estetica o che finiscono per esaltare aspetti effimeri a discapito di altri veri valori: distolgono e disabituano il pubblico dal beneficio del dialogo con la Bellezza dell’arte.

 

(Note di Barbara Degra De Bejis)

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